Se i Weather Report portano il jazz su territori elettrici come trampolino di lancio per esplorare i suoni del mondo, gli Headhunters giocano sulle ibridazioni fra il jazz e il funk e la Mahavishnu sul rapporto fra la musica afroamericana e le complesse strutture della musica indiana, i Crusaders, sin dai loro esordi, scelgono come terreno di elezione il R&B e il Memphis sound per connettere il jazz con i colori delle loro radici sudiste.
La storia della band inizia infatti nella Houston degli anni Cinquanta, dove il pianista Joe Sample, il batterista Stix Hooper, il sassofonista e bassista Wilton Felder ed il trombonista Wayne Henderson, danno vita, sotto il nome di Jazz Crusaders, ad un progetto musicale che si distingue da subito per l’enfasi posta sul soul e per la sua peculiare frontline sax/trombone che diventa anche il marchio di fabbrica del suo suono.
Trasferitisi a Los Angeles, i Jazz Crusaders, ormai sotto contratto con la Pacific Jazz, continuano a muoversi per tutto il decennio successivo nei territori del soul jazz senza tuttavia rinunciare mai alla loro matrice hard bop originaria.
Solo nel 1971, la formazione cambia nome, lasciandosi alle spalle quel “jazz” ritenuto troppo restrittivo per le proprie ambizioni pan-musicali, e incorpora la chitarra del giovane Larry Carlton ed il basso di Robert “Pops” Popwell, realizzando una manciata di album che restano dei punti di riferimento per tutta la fusion soul-oriented degli anni successivi.
Ma con l’uscita dal gruppo di Henderson e poi di Hooper, rispettivamente nel 1975 e nel 1983, la verve iniziale si stempera in una musica sempre più annacquata che — se si esclude il successo commerciale di “Street Life”, nel 1979 — finisce per fare il verso a se stessa.
I Crusaders, passando per vari rimaneggiamenti nella loro line-up, sopravvivono fino al 2006, anno in cui viene publicato il loro album “Alive in South Africa”, disco che sancisce di fatto la loro fine.
Nel 2010 l’annuncio di un reunion tour e alcuni progetti per gli anni a venire che però non vedranno mai la luce a causa della scomparsa di Henderson, Sample e Felder fra l’aprile del 2014 ed il settembre del 2015.
Quella che ascolteremo oggi, nella noventaseiesima puntata di The Tinseltown Tracks, sarà una ricostruzione della parte più gloriosa della loro carriera che ha gettato le basi di quell’idea di popolarizzazione del linguaggio del jazz che ha caratterizzato alcuni sotto-generi come lo smooth jazz e l’acid jazz nel corso dell’ultimo quarto di secolo.
L’appuntamento è per venerdì 23 marzo, alle ore 21, con replica domenica 25 marzo, alle ore 14, sempre in compagnia di Massimo Milano.