Nella breve e tormentata storia degli Stati Uniti, fatta di sangue ma anche di sorprendenti conquiste civili, di vette e di abissi, la canzone di protesta ha giocato un ruolo importantissimo, catalizzando in sé gli umori di un popolo, le sue sofferenze e le sue aspirazioni. Dal gospel, dai canti di lavoro, dalla musica popolare e dal blues del XIX secolo si forma infatti la spina dorsale delle musica contemporanea americana, che dal Dopoguerra si diffonde nel mondo diventando di fatto patrimonio globale, e che continua ad essere tuttora la voce più rappresentativa della cultura nordamericana.
Una voce, quella della musica, che negli Anni Venti accompagna le lotte dei lavoratori, negli Anni Trenta ci racconta della povertà che fa seguito alla Grande Depressione e negli Anni Quaranta e Cinquanta denuncia la caccia alle streghe del Maccartismo e i pericoli di un conflitto nucleare, sull’onda dell’impatto emotivo causato pochi anni prima dal bombardamento atomico ingiustificato sulla popolazione civile di Hiroshima e Nagasaki da parte degli Stati Uniti.
Ma la moderna canzone di protesta americana è quella che ascolteremo quest’oggi nella novantaquattresima puntata di The Tinseltown Tracks, ovvero quella che a partire dagli Anni Sessanta e per i due decenni successivi mette al centro della propria poetica tre temi che restano ancora ai nostri giorni di scottante attualità: la guerra, la discriminazione razziale e i diritti civili. E’ la colonna sonora di una controcultura che prende le mosse dai giovani ma che presto attinge anche altre fasce generazionali diventando via via sempre più articolata, tanto a livello ideologico, quanto nei modi di operare.
Una controcultura composita che dà vita ad una musica altrettanto trasversale da un punto di vista stilistico — come avremo modo di ascoltare — visto che parte dal folk, ma finisce poi per “contaminare” il rock, il jazz, il blues, il soul, il funk, fino ad assumere le forme del rap, negli Anni Ottanta, che diventa la voce che con più forza denuncia gli effetti nocivi del reaganismo e delle sue successive derive.
L’appuntamento è per venerdì 16 febbraio alle ore 21, ed in replica domenica 18 febbraio alle ore 14, come ogni settimana in compagnia di Massimo Milano.