E’ il 1972 l’anno in cui il nome Clube da Esquina — il club dell’angolo — appare per la prima volta ufficialmente nelle cronache musicali brasiliane in virtù dell’album omonimo pubblicato dalla EMI/Odeon. Ma in realtà è almeno una decina d’anni che un gruppo di ragazzi di Belo Horizonte, si incontra regolarmente a suonare all’incrocio di due vie, nel quartiere di Santa Teresa, mescolando la musica folclorica dei neri di Minas Gerais con le canzoni dei Beatles (e più tardi con il progressive inglese) venando il tutto con echi di musica erudita ispanica e naturalmente con il samba autoctono. Da una parte i fratelli Borges, Márcio, Marilton, Solange e Telo — dall’altra un Milton Nascimento ventenne, pieno di idee e di talento, appena arrivato in città dalla piccola Três Pontas. Il mix risultante da quell’incontro è esplosivo e dà vita ad una musica che interpreta i sentimenti della nascente cultura giovanile creando per loro un nuovo suono ed una nuova poetica che rompono in modo definitivo con la tradizione della canzone brasiliana.
Ma sin dall’inizio il collettivo Clube da Esquina è un progetto aperto e inclusivo. Non porta con sé il dogma e le regole di uno stile — come ad esempio accade nel cinema di Lars Von Trier — ma in nome di un’affinità umana, sentimentale, artistica e politica, si apre ad un ampio ventaglio di collaborazioni che include musicisti anche geograficamente lontani dal proprio nucleo originario. Ed è così che entrano progressivamente in scena i chitarristi Beto Guedes, Toninho Horta, Tavinho Moura, Nelson Angelo e Tavito, i pianisti Wagner Tiso e Flávio Venturini, ma anche parolieri come Fernando Brant e Ronaldo Bastos che con la forza delle loro liriche, che coniugano poesia e protesta, determinano un profondo radicamento del movimento nella società.
In un Brasile soffocato dalla dittatura e in uno stato senza mari e senza oceani, nasce con il Clube da Esquina una musica che più di ogni altra respira l’immensità e le possibilità del mare e ignora i confini, mostrando come suoni e parole possano aiutarci a guardare oltre i limiti, ad immaginare, a rivendicare diritti, a desiderare, ad evocare e ad invocare la libertà.
E a distanza di quasi cinquant’anni dalla sua nascita, resta ancora oggi l’onda lunga di quella rivoluzione sonora nella musica di una nuova generazione di artisti che rispondono ai nomi di Kristoff Silva, Robertinho Brant, Pablo Castro, Makely Ka e Leo Minax, solo per citarne alcuni, che pur in un contesto inevitabilmente differente da quello dei primi anni Settanta, portano avanti lo spirito e i valori ancora oggi attuali e universali del Clube originario. E proprio la musica di quest’ultimo sarà al centro della novantunesima puntata di The Tinseltown Tracks.
L’appuntamento è per venerdì 26 gennaio alle ore 21, ed in replica domenica 28 gennaio alle ore 14, come ogni settimana in compagnia di Massimo Milano.