“Siamo un gruppo pop che suona jazz”, ripeteva instancabile il pianista svedese Esbjörn Svensson ai giornalisti che gli chiedevano di dare una definizione della propria musica. E non era solo una provocazione confezionata ad hoc per scandalizzare i puristi. L’Esbjörn Svensson Trio (o e.s.t., usando l’acronimo che spesso si sostituiva al nome intero) è stato infatti, fra il 1993 ed il 2008 — anno della prematura scomparsa del suo fondatore — un luogo privilegiato in cui il jazz, la musica classica, il rock, il pop e la techno hanno individuato un terreno comune di dialogo riaprendo quei sentieri interrotti — come avrebbe detto Heidegger — imposti da quella parcellizzazione dei saperi, delle arti e dei generi che è stata ed è tuttora la cifra della cultura contemporanea.
Un progetto ambizioso, impossibile da realizzare se non mettendo in discussione anche i tradizionali rapporti di forza fra i musicisti stessi all’interno del trio. Infatti il bassista Dan Berglund ed il batterista Magnus Öström dialogano con Svensson su un piano assolutamente paritario, annullando le gerarchie, i ruoli, i protagonismi personali ed i giochi di potere insiti fisiologicamente nella strutturazione del gruppo. E il risultato è una musica capace tanto di scavare in profondità nelle viscere del nostro “io”, quanto di volare in alto fra i nostri sogni. Una musica in cui reminiscenze monkiane, cellule di melodia e idee estemporanee vengono espanse, collegate, decontestualizzate e ricontestualizzate dando vita ad un suono nuovo che di volta in volta grida, sussurra o semplicemente ritrae il quotidiano, scardinando i nostri pregiudizi sulla cultura del Grande Nord e facendocene conoscere tutta la passione latente e gli umori.
Questo approccio inedito, quasi olistico alla musica, vale al trio un successo di pubblico e di vendite inattesi, e Svensson, Berglund e Öström si ritrovano ben presto ad essere una delle formazioni più pagate in ambito jazzistico. I loro concerti registrano il sold out quasi ovunque, motivandoli a portare la loro musica al di fuori dei luoghi tradizionalmente deputati al jazz, in modo da raggiungere un’audience il più possibile eterogenea per gusti e per età.
In linea con lo spirito svenssoniano, anche l’ottantottesima puntata di The Tinseltwon Tracks sarà un po’ anomala rispetto alle precedenti, in quanto fatta di sola musica. Una sequenza di brani senza soluzione di continuità e senza parole, che ci farà immergere in un’atmosfera molto simile a quella dei concerti del trio, in cui il palco diventava un laboratorio nel quale prendevano forma flussi sonori simili a flussi di coscienza.
L’appuntamento è per venerdì 8 dicembre alle ore 21, ed in replica domenica 10 dicembre alle ore 14, come ogni settimana in compagnia di Massimo Milano.