Una piccola, silenziosa, ma inesorabile rivoluzione si consuma nel jazz fra la fine degli Anni Cinquanta e l’inizio degli Anni Sessanta. Piccola, perché all’inizio non fa clamore, ma è destinata ad avere un grande impatto sulla musica dei decenni successivi. Una rivoluzione che porta il nome di Soul Jazz, anche se come sempre le etichette rispondono più ad un’esigenza di catalogazione che ad un’effettiva necessità da parte degli artisti di definire ed ingabbiare il proprio lavoro.
Per Soul Jazz si intende per convenzione quel momento in cui l’hard bop — ossia la parte più dura e pura della musica afroamericana — incomincia a riappropriarsi del blues e del gospel delle sue origini, evolvendoli in un nuovo stile che non è solo un ammiccare al mercato, come qualcuno semplicisticamente ha insinuato, ma la ricerca di un modo più immediato, istintivo, epidermico e fruibile di fare jazz.
Nel Soul Jazz le strutture si semplificano, i ritmi diventano più ripetitivi, gli assoli si accorciano, le cadenze melodiche si stilizzano. Il jazz così rimodellato raggiunge il suo punto di massima prossimità con le strutture della canzone, e l’organo Hammond, soprattutto nella fase iniziale, diventa il grande protagonista che inietta potenza ed intorno al quale si snoda tutto il gioco strumentale.
Dal Soul Jazz, a cavallo fra gli Anni Sessanta e Settanta, nasce quel genere che sarà successivamente denominato Jazz Fusion o semplicemente Fusion, e più tardi, intorno alla metà degli Anni Ottanta la sua deriva più commerciale chiamata Smooth Jazz. Nello spesso periodo la scena musicale londinese darà vita ad un’altra sua incarnazione chiamata Acid Jazz, che si popolarizzerà anche al di fuori dei confini inglesi dominando per molto tempo il panorama dancefloor internazionale.
Nell’ottantacinquesima puntata di The Tinseltown Tracks, ascolteremo alcuni classici dell’epoca d’oro del Soul Jazz, ma soprattutto musica degli Anni Settanta, cioè di quel periodo di transizione in cui i jazzisti della generazione del bop, decisero di mettersi in gioco contaminando la loro musica con altri generi della grande famiglia della black music, sperimentando possibilità timbriche alternative grazie a nuovi strumenti elettrici ed elettronici apparsi sul mercato in quel periodo.
L’appuntamento è per venerdì 17 novembre alle ore 21, ed in replica domenica 19 novembre alle ore 14, come ogni settimana in compagnia di Massimo Milano.