Ventitré anni fa — esattamente l’8 dicembre del 1994 — ci lasciava Antonio Carlos Jobim, per gli amici e per gli intimi semplicemente Tom. Una figura la cui portata artistica nella storia della musica del Novecento è paragonabile solo a nomi del calibro di Debussy, Ravel, Gershwin ed i Beatles.
Se João Gilberto è stato il respiro ed il ritmo (o come dicono i brasiliani, la batida) della bossa nova, Jobim ne ha rappresentato l’architettura, quel tessuto nel quale si compenetrano perfettamente samba, jazz e musica classica, facendo incontrare Africa ed Europa giustamente in quella miracolosa sintesi culturale ed estetica che è la musica Americana. Le sue canzoni, a partire dalla celeberrima Garota de Ipanema del 1962, diventano da subito classici universali che entrano nel repertorio dei jazzisti e dei crooner, ma anche di molti cantanti pop, e trasformano il modo di pensare la musica introducendo una nuova nozione ritmica, armonica e melodica con la quale ancora oggi si devono confrontare gli autori e gli esecutori di tutto il mondo.
Per quale motivo una tale capacità di penetrazione nell’immaginario collettivo? Perché quella di Jobim non è solo una rivoluzione musicale, ma un vero e proprio scossone culturale che introduce un nuovo stile di vita, un diverso modo di intendere l’amore, di vivere l’amicizia, di utilizzare il tempo, di far compenetrare l’uomo e la natura con un’eleganza spontanea e poetica fino ad allora sconosciuta. Ed è forse questo l’esotismo che ha sedotto almeno tre generazioni di musicisti e di ascoltatori.
Nell’ottantatreesima puntata di The Tinseltown Tracks, lasceremo da parte le migliaia di cover — spesso anche brillanti — di brani di Tom Jobim, per ascoltare invece il suono originale della sua musica ed il suo evolversi nel tempo, determinato anche dal contributo essenziale di alcuni fra i più grandi arrangiatori contemporanei.
L’appuntamento è per venerdì 3 novembre alle ore 21, ed in replica domenica 5 novembre alle ore 14, come ogni settimana in compagnia di Massimo Milano.