TTT - logo 078Dal 1976 ad oggi, anno in cui entra ad operare nel circuito dei grandi studi di New York, Rob Mounsey campeggia con il suo nome nei crediti di tutti i più importanti album pop e soul prodotti nella Grande Mela negli ultimi quarant’anni. Ed il suo curriculum come arrangiatore, produttore, compositore e pianista, la dice lunga più di qualsiasi biografia romanzata.
Da James Taylor a Brian Wilson, passando per Paul Simon, Phil Collins, Natalie Cole, Madonna, George Benson, Aretha Franklin, George Michael, Elton John, Steve Winwood, Chaka Khan, Roberta Flack, Ashford & Simpson, Joe Cocker ed un’infinità di altri nomi dello stesso calibro, tutti si sono avvalsi della sua straordinaria capacità di trasformare le loro idee in musica di grande impatto emotivo e commerciale.
Per questo Mounsey è stato spesso definito come un gigante silenzioso, uno dei segreti meglio custoditi nell’industria musicale, in virtù di questa sua capacità di mantenersi dietro le scene pur esercitando una profonda influenza su tutta la musica che è passata attraverso le sue mani.
La sua consacrazione artistica avviene nel 1980, quando gli Steely Dan lo chiamano a lavorare alla realizzazione del loro monumentale e travagliato album “Gaucho”, al quale collabora in modo determinante nella duplice veste di arrangiatore e pianista. Collaborazione che continua, due anni più tardi, nel primo album solo di Donald Fagen, “The Nightfly”, nel quale Mounsey arrangia magistralmente i fiati e suona il piano e le tastiere. Un lavoro che in qualche modo lo prepara a dirigere quei tre gioielli pop realizzati in sequenza nei successivi quattro anni per il cantautore Michael Franks, destinati a restare nella storia della produzione discografica.
Ma che cosa caratterizza lo stile di Mounsey, sia nelle vesti di arrangiatore che di produttore?
Innanzitutto il suo senso dell’equilibrio. Quella capacità non comune di mettere da parte il proprio protagonismo per far sì che tutti gli elementi del discorso musicale siano funzionali e necessari alla canzone, in modo che l’eleganza formale sia sempre al servizio dei contenuti emotivi. In secondo luogo, la sua conoscenza di un numero elevatissimo di vocabolari musicali che gli permette di lavorare a proprio agio in quasi tutti i contesti, sempre con un’attenzione particolare alle possibilità melodiche offertegli dalle canzoni.
Una lunga conversazione avuta con lui nei giorni scorsi è stata l’occasione per farci illustrare la sua poetica e la sua filosofia produttiva, coinvolgendolo attivamente anche nella scelta delle musiche che ascolteremo quest’oggi nel corso della settantottesima puntata di The Tinseltown Tracks.
L’appuntamento è per venerdì 28 luglio alle ore 21, ed in replica domenica 30 luglio alle ore 14, come ogni settimana in compagnia di Massimo Milano.

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