TTT - logo 065Sono passati quasi 50 anni da quel 15 giugno del 1968 in cui Wes Montgomery — il grande chitarrista di Indianapolis — ci ha lasciati, lasciandoci però in dono anche un immenso patrimonio di innovazioni musicali che hanno definito il jazz e le sue derivazioni nei decenni successivi.
Un’eredità che ha cambiato non solo il modo di suonare la chitarra, portandola al centro della scena e sottraendola a quel ruolo fino ad allora assegnatole di strumento di accompagnamento, ma anche l’atteggiamento dei musicisti nel pensare la musica e le relazioni fra i generi. E non è stato il prodotto di un’elaborazione intellettuale, com’è avvenuto nei più colti e celebrali Jim Hall o Mick Goodrick. No, nel caso di Wes Montgomery la rivoluzione si è realizzata grazie al suo intuito ed a quel forte e sano istinto che è un po’ il denominatore comune di tutti gli autodidatti.
Si è detto che la sua musica ha contaminato il jazz con il soul e che da quella sintesi sarebbe sorta la moderna fusion, ma in realtà la sua musica è stata sin dall’inizio puro soul, sudata, swingante e piena di groove.
La sua celebre tecnica di suonare linee melodiche pizzicando allo stesso tempo due note su due ottave differenti o di costruire melodie attraverso sequenze di accordi, è ormai parte del vocabolario di molti chitarristi contemporanei, da George Benson a Russell Malone, passando per Lee Ritenour, Chuck Loeb, John Scofield, Pat Martino, Mike Stern e Wayne Krantz, ma anche di rocker evoluti come Steve Lukather, Steve Howe o dello stesso Jimi Hendrix.
Per questo noi, nella sessantacinquesima puntata di The Tinseltown Tracks, accanto a brevi assaggi della musica di Montgomery, andremo proprio ad ascoltare come si è diffusa ed articolata la sua eredità fra i guitar heros dei nostri giorni.
L’appuntamento è per venerdì 14 aprile alle ore 21, con replica domenica 16 aprile alle ore 14, come ogni settimana in compagnia di Massimo Milano.

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