TTT - logo 059Appaiono di tanto in tanto sulla scena musicale personaggi straordinari che sembrano nati per conciliare gli opposti facendoli convivere in armonia. Figure — come si direbbe usando una parola diventata di moda oggi — ossimoriche, ovvero capaci di accostare termini in antitesi, risolvendo la loro intrinseca dialettica in una sintesi di livello superiore.
Ed è stato questo lo spirito che ha informato un po’ tutta l’opera di Wayne Shorter, sassofonista, compositore e maître-à-penser del jazz contemporaneo.
Un’adolescenza trascorsa nell’immediato dopoguerra a suonare il clarino e ad ascoltare i giganti del suo tempo (Charlie Parker, Lester Young, Illinois Jacquet), poi l’immancabile servizio militare e subito dopo, nel ’59, l’ingresso nei Jazz Messengers di Art Blakey nelle vesti di direttore musicale. Negli stessi mesi il debutto discografico per l’etichetta Vee Jay e cinque anni più tardi la consacrazione al grande pubblico con l’ingresso nel catalogo Blue Note al quale contribuisce con una serie di album divenuti delle vere e proprie pietre miliari. Ed è anche l’epoca in cui Miles, alla ricerca di un musicista capace di evolvere ed orientare verso altre direzioni il lavoro iniziato con Coltrane, lo contatta e gli propone di unirsi al proprio gruppo per un imminente tour. Nasce così il celebre “secondo grande quintetto” di Davis, quello con  Herbie Hancock, Ron Carter e Tony Williams, che scrive alcune delle pagine più avanzate del jazz degli anni Sessanta. Alla fine del decennio, Shorter partecipa anche alla svolta elettrica del suo datore di lavoro, e nel 1970 fonda insieme al pianista Joe Zawinul, altro fuoriuscito dalle scuderie davisiane, la band Weather Report. 15 anni di attività e 16 album che cambiano il corso della musica moderna.
Dalla seconda metà degli anni Ottanta e per tutto il decennio sucessivo, Shorter fa qualche incursione nel mondo del pop (suoi, ad esempio, i soli di sax nei dischi dell’epoca di Joni Mitchell) per poi dedicarsi, fino più o meno al Duemila, ad un lavoro di esplorazione dell’universo elettrico in una chiave decisamente diversa rispetto a quella percorsa con i Weather Report. Infine, dal 2001, una nuova fase acustica che caratterizza a tutt’oggi la sua musica.
In totale, una lunga storia vissuta cercando di ricostruire la sottile trama che unisce tutte le espressioni, i suoni e le culture musicali, che Shorter — uomo di fede e di filosofia — considera manifestazioni di una medesima essenza, superando così le tradizionali dialettiche geografiche. Da qui anche il grande ossimoro alla base di tutta la sua musica, quella geometria astratta che è la cifra di fondo della sua estetica e che noi andremo ad ascoltare nella cinquantanovesima puntata di The Tinseltown Tracks, in onda venerdì 17 febbraio alle ore 21, con replica domenica 19 febbraio alle ore 14, come ogni settimana in compagnia di Massimo Milano.

LA PAGINA DI TTTradioflash.to/programmi/thetinseltowntracks