TTT - logo 056Anche nel mondo del rock, che per via della sua natura originaria di genere contro-culturale si è sempre vantato di essere sinonimo libertà, esistono dogmi e regole che è bene non mettere in discussione se non si vuole esserne banditi.
Ne sa qualcosa Todd Rundgren, autore, produttore, multi-strumentista e genio anarchico, che sin dall’inizio degli anni Settanta ha “giocato” con gli stilemi del rock, muovendosi però in direzioni sempre molto diverse, rinunciando alle formule preconfezionate dal successo garantito per seguire unicamente le indicazioni che gli giungevano della propria mente associativa. Quest’impossibilità di classificare ed etichettare la sua musica facendone il classico prodotto destinato ad un target specifico di pubblico, lo ha reso inviso negli anni a parte della critica che lo ha identificato come un eccentrico dalla natura schizofrenica e discontinua, dimenticando che tutto il suo lavoro è stato l’esempio per eccellenza della libertà d’azione — quasi titanica — dell’artista che segue solamente ciò che gli viene dettato dalla propria urgenza espressiva.
Accanto alla sua carriera da solista, culminata nel doppio album capolavoro “Something/Anything” del ’72, nel corso degli anni Rundgren ha prodotto (lasciando sempre un’impronta piuttosto evidente) band come Badfinger, New York Dolls, Hall & Oates, XTC, Meat Loaf, Grand Funk Railroad, Psychedelic Furs, The Band ed un disco importante come “Wave” di Patti Smith, del 1979. Significativo anche il segno del suo passaggio nel progressive rock con la band Utopia, altra sua creatura, e più di recente la sua collaborazione con i New Cars, nella riedizione — datata 2005 — della vecchia formazione rock wave dei Cars, nelle vesti di sostituto dei fuoriusciti Rick Ocasek e Benjamin Orr.
E se il soul, soprattutto quello influenzato dal sound di Philadelphia, sua città natale, è il tratto marcante della sua musica, Rundgren mostra sin dai suoi esordi anche una spiccata curiosità verso altri generi come il folk, il beat, il pop, l’hard rock, il blues e l’elettronica, che riesce a rendere perfettamente integrati grazie alla non linearità della sua scrittura musicale, costruita fra l’altro su dissonanze ardite e modulazioni spesso imprevedibili.
Ed è proprio questa sua peculiare natura che cercheremo di mettere in evidenza nel corso della cinquantaseiesima puntata di The Tinseltown Tracks, in onda venerdì 27 gennaio alle ore 21, con replica domenica 29 gennaio alle ore 14, sempre in compagnia di Massimo Milano.

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