TTT - logo 055Dieci anni fa, per l’esattezza il 13 gennaio del 2007, ci lasciava Michael Brecker, il sax tenore per eccellenza degli ultimi quarant’anni. Una delle figure più marcanti apparse sulla scena musicale, non solo jazzistica, dalla seconda metà del Novecento ad oggi. Alcuni critici lo hanno definito come il più significativo sax post-coltraniano, ma anche questa è un’etichetta piuttosto stretta per Brecker che ha elaborato nel corso degli anni una propria identità sonora ed ha avuto un impatto sulla musica a 360 gradi, che ha di gran lunga superato l’influenza del suo stesso ideale maestro. La discografia di Becker è infatti immensa e spazia dal bop, al soul, al pop, al funk, alla musica classica, al rock, all’avanguardia, ambiti in cui ha sempre lasciato un segno indelebile del suo passaggio. Ma l’eclettismo delle sue frequentazioni musicali — e qui è importante non farsi trarre in inganno come la miope critica nostrana — non fa di lui un semplice session man. La sua presenza, oltre a lasciare un sigillo sonoro inequivocabile, spesso contribuisce a portare la musica verso altre direzioni. Basta ascoltarlo — giusto per citare alcuni nomi — con Donald Fagen piuttosto che con Lou Reed, James Taylor, Frank Sinatra, Paul Simon, John Lennon, James Brown, Bruce Springsteen, i Dire Straits, gli Everything But The Girl o Frank Zappa.
Ma Brecker è anche protagonista di una brillantissima carriera in ambito jazzistico che si collauda dapprima accanto al fratello trombettista Randy e all’amico pianista Don Grolnick, nei primi Settanta, nella band proto-fusion dei Dreams e poi nel quintetto di Horace Silver. Carriera che continua con la sperimentazione in ambito funk con i Brecker Brothers, cui fa seguito negli anni Ottanta quel tentativo interessantissimo con gli Steps Ahead — dei quali è co-leader insieme al vibrafonista Mike Mainieri — di costruire un ponte fra la cantabilità e la forma del pop, da una parte, ed il linguaggio jazzistico, dall’altra. Si deve invece attendere il 1986, ed un Brecker trentasettenne, per poter ascoltare il suo primo disco da solista su etichetta Impulse. Da quel momento in poi anche la stampa specializzata, che salvo rare eccezioni lo aveva osteggiato, incomincia a trattarlo come il figliol prodigo celebrandolo, come sempre tardivamente, fino alla sua prematura e sofferta scomparsa. A distanza di una decade da quella incommensurabile perdita, di lui ci resta una grande luce che si estende come un’onda lunga su tutta la musica dei nostri giorni. Una virilità, un vitalismo ed una solarità che illuminano ogni momento di cui è stato protagonista e che restano un riferimento per tutti i giovani musicisti che vogliano respirare aria di creatività e di libertà.
Nella cinquantacinquesima puntata di The Tinseltown Tracks spazieremo su tutta la carriera di Michael Brecker ascoltando alcuni dei suoi lavori che hanno fatto storia alternati ad altri meno noti. L’appuntamento è per venerdì 20 gennaio alle ore 21, con replica domenica 22 gennaio alle ore 14, sempre in compagnia di Massimo Milano.

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