TTT - logo 051 altIn un panorama come quello dei primi anni Settanta, dominato dalla musica rock e dalla contro-cultura figlia del decennio precedente, che aveva stigmatizzato la musica da ballo considerandola la massima espressione del disimpegno e della decadenza borghese, si affaccia la disco-music.
Un genere che si appropria di elementi funk, soul e latin, ma anche di psichedelia, swing e musica afro-americana per dare vita ad un nuovo suono votato essenzialmente alla liberazione del corpo attraverso la danza. La parola disco-music viene utilizzata per la prima volta nei termini in cui la conosciamo in un articolo del critico Vince Arletti per la rivista Rolling Stone, nel 1973, ma già tre anni prima, nel febbraio del ’70, il DJ newyorkese David Mancuso, che aveva aperto a Manhattan il club “The Loft”, offriva la possibilità di ballare “disco” sulle pulsazioni sincopate di cassa, rullante, charleston e basso.
Ed è proprio a partire dal groove costruito su questi strumenti che la disco-music oppone alla ruvidezza del rock orchestrazioni lussureggianti, tessiture armoniche ricche, chitarre usate essenzialmente in chiave ritmica, contrappunti di fiati e sinuose linee melodiche affidate ai legni che enfatizzano la dimensione opulenta ed edonistica dell’esperienza del rito collettivo del danzare. Varie sono state le forme in cui la disco si è declinata nel corso degli anni, ma le sue caratteristiche di base ed il suo valore sociale sono rimasti essenzialmente invariati fino al suo progressivo declino, intorno prima metà degli anni ’80.
Accusata sin dall’inizio di essere antistorica ed inappropriata dalle élite intellettuali, la disco ha avuto, a differenza del rock — nato su impulso dei bianchi e da loro in prevalenza consumato — il grande merito di riavvicinare un’intera generazione alla blackness, alla scansione ritmica della musica nera, riportando al centro della scena il beat, ovvero quell’elemento visto da sempre con sospetto dalla cultura bianca in quanto legato all’immaginario sessuale. Nel corso della cinquantunesima puntata di The Tinseltown Tracks avremo modo di riascoltare brani noti e meno noti dell’epoca rileggendoli in chiave storico-musicologica per comprenderne meglio il valore in rapporto al nostro tempo.
L’appuntamento è per venerdì 2 dicembre alle ore 21, con replica domenica 4 dicembre alle ore 14, sempre in compagnia di Massimo Milano.

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