TTT - logo 049Venerdì 11 novembre, a soli 56 anni, ci ha lasciati Victor Bailey, vittima di un’implacabile malattia neurodegenerativa. Per chiunque sia cresciuto a cavallo fra gli anni Settanta ed Ottanta, immerso nella musica di quella stagione di grandi trasformazioni, il suo nome ha rappresentato una vicenda umana ed artistica davvero speciali.
Nel 1982, infatti, a soli 22 anni, il giovane Victor, cresciuto a Philadelphia ma perfezionatosi musicalmente al Berklee College di Boston, riceve quella chiamata che qualunque bassista avrebbe fatto carte false per avere: l’invito a sostituire Jaco Pastorius nei Weather Report. Impresa affatto banale, che Bailey affronta da subito rinunciando ad imitare il Gigante, proponendo invece il proprio stile, costruito su una poderosa macchina ritmico-propulsiva, forse meno spettacolare di quella del suo predecessore, ma non per questo meno creativa, e capace all’occorrenza di trasformarsi in una vera e propria cascata di invenzione melodica.
Caratteristiche, queste, che hanno fatto di Victor Bailey, insieme a Marcus Miller, il bassista più richiesto negli anni Ottanta. Conteso da Steps Ahead e Weather Update (versione “aggiornata” dei Report senza Shorter), ed in seguito alla corte di Sonny Rollins, di Michael Brecker e di suo fratello Randy, del pianista Jim Beard — altro immenso talento emerso proprio in quegli anni — ed ancora con il chitarrista Chuck Loeb ed il pianista Mitchel Forman per dare vita al quartetto di jazz elettrico Metro, fino alla collaborazione con Madonna, nel 1993, per il tour promozionale dell’album “Erotica”.
In parallelo i suoi quattro album da solista, non solo dei meri showcase messi in piedi per dare sfogo al suo talento virtuosistico, ma dei contenitori ricchi di idee musicali che avremo modo di ascoltare nel corso della quarantanovesima puntata di The Tinseltown Tracks insieme alle collaborazioni di cui si è parlato in precedenza.
L’appuntamento è per venerdì 18 novembre alle ore 21, con replica domenica 20 novembre alle ore 14, sempre in compagnia di Massimo Milano.

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