TTT - logo 048Fra la fine degli anni Cinquanta e ed i primi anni Sessanta la musica di Henry Mancini è pressoché ovunque: in televisione, nei film, nei grandi magazzini e negli ascensori dei più prestigiosi palazzi di ogni angolo del mondo.
A detta di molti, il suo sound, insieme a quello del popolare quartetto di Dave Brubeck, rappresenta una sorta di introduzione al jazz moderno, gettando un ponte fra il pop — quella che un tempo si chiamava la “musica leggera” — e la musica afroamericana.
Come quasi tutti i compositori, gli arrangiatori ed i bandleader suoi contemporanei, anche Mancini subisce la seduzione dell’exotica senza però restarne imbrigliato, preferendo continuare un proprio cammino di ricerca all’interno della melodia, per poi applicarne le possibilità al mondo della celluloide. Nella sua carriera ci sono tutti gli ingredienti che caratterizzano l’artista di successo. Un proficuo rapporto con l’industria hollywoodiana (quattro Premi Oscar, venti Grammy Award, due Emmy, un Golden Globe ed una lista sterminata di nomination in tutti gli ambiti), ma soprattutto una sequenza di colonne sonore per il cinema e per il piccolo schermo che nel tempo sono diventate parte dell’immaginario sonoro collettivo, grazie a temi come Moon River, I Giorni Del Vino e Delle Rose, La Pantera Rosa, Hollywood Party, I Girasoli, Peter Gunn, Charlie’s Angels, Lujon, Gli Intoccabili e Sciarada, per citarne alcuni.
Perché dunque tanto successo? Perché Mancini sa cogliere l’elemento dolce-amaro della vita trasformandolo in musica, evocando l’innocenza perduta ed il contrasto fra il cinismo del presente e l’illusione del passato. E poi perché — come afferma Donald Fagen in un suo brillante saggio sul compositore italoamericano — la musica di Mancini è hip, è sinonimo in quegli anni dell’essere alla moda, attuali, alternativi, o, come si direbbe oggi, semplicemente “fighi”.
E anche se a volte incorre in qualche scivolone, specie nella seconda parte della sua carriera, quando la mole di lavoro da soddisfare lo sovrasta, nella sua lunga collaborazione con il regista Blake Edwards, Mancini realizza una perfetta integrazione fra suono e immagine, dando vita ad una serie di lavori che ancora ai nostri giorni sono un riferimento per chiunque si cimenti a scrivere per la settima arte.
Noi lo ascolteremo nella quarantottesima puntata di The Tinseltown Tracks passando in rassegna il suo songbook e riscoprendo l’intensità e la bellezza delle sue composizioni. L’appuntamento è per venerdì 11 novembre alle ore 21, con replica domenica 13 novembre alle ore 14, sempre in compagnia di Massimo Milano.

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