DIARIODILIBERAZIONE2015di Dario Castelletti Perché a volte si riesce ancora a fare il proprio lavoro. E siccome è ormai un privilegio “esercitare la professione”, tutti presi dalla quotidiana sopravvivenza e dalla esagerata pesantezza delle responsabilità rispetto a ciò che si ottiene in cambio, figle di errori mostruosi di alcune generazioni a me precedenti, della loro insipienza mista ad ingordigia (incredibile paradosso), sono contento di aver scelto il momento più importante della nostra storia per tornare a “fare le cose come si deve”.
In un panorama nel quale uno dei giornalisti premiati con il Pulitzer di quest’anno non fa più il giornalista per “motivi economici” (che poi può solo voler dire che non si mantiene facendolo) e che appunto hanno indotto Rob Kuznia, 39 anni (la mia stessa età), a lasciare il Daily Breeze – il giornale di Torrance in California che l’altro ieri ha ricevuto a sorpresa il più prestigioso riconoscimento giornalistico negli US per un’inchiesta sulla corruzione nelle scuole – oltre a non prendermela tanto con me stesso, dovremmo ragionare sul perchè un premio così va ad un giornale che tira 65 mila copie e che impiega sette giornalisti soltanto. Altro che “giusto compenso”…
Ciò detto, non starò però qui a tediarvi con quali temi tratteremo o quali riflessi audio riproporremo o quali interviste realizzeremo. Se avrete voglia venerdì 24 aprile dalle 10.40 potrete accendere la radio e ascoltare. Non riusciste quel giorno, ci sarà comunque il podcast.
Vi dirò altro. Vi dirò che sono ancor più contento di tornare a fare per una puntata il giornalista perchè (a proposito di generazioni) quella che ha vissuto la lotta partigiana, quella che ci ha liberato, quella che ha creduto davvero in uno e forse più ideali, è credo una delle poche se non l’unica generazione verso la quale non solo dobbiamo sentirci debitori, ma che anche rappresenta il momento collettivamente più alto della storia italiana.
Intendiamoci, non che la generazione alla quale appartengo sia esente da colpe e responsabilità, spesso solo preoccupata di non scardinare l’educazione ricevuta, piena di ipocriti buongiorno signora e buonasera signore, e priva di coraggio e determinazione. Una generazione che farà fatica a mantenersi in vecchiaia, anzi probabilmente non ci riuscirà, ma che non ha alcuna intenzione nemmeno di farlo notare e che placida e tranquilla cammina sul sentiero che la sta conducendo alla totale rassegnazione. Nemmeno se avvisata della disfatta imminente avrebbe un moto d’orgoglio, tanto che se anche l’Inps dovesse pubblicare le proiezioni di quanto poco sarebbe il ritorno pensionistico per larghissima parte del paese ora “attivo” succederebbe qualcosa…
Ed allora quegli uomini e quelle donne che hanno condotto una lotta commovente e spesso impari, dovrebbero essere ricordati non solo per la libertà che ci hanno donato ma forse soprattutto perché hanno dimostrato che se si vuole si può andare a prendersela anche a costo di pagare il prezzo più caro.
Noi gente del 2015 in un contesto molto più facile, pacificato e senza dubbio non così rischioso, facciamo fatica anche solo a capire l’enormità del bene che ci hanno donato e al quale troppe volte purtroppo riserviamo una sconcertante mancanza di rispetto con la nostra pavida superficialità.

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