principe_di_piemonte_hoteldi Dario Castelletti
Potrei partire dall’incipit dell’articolo “La Juve tutta per noi”, ma non lo faccio. Non lo faccio perché gli aspetti drammatici che si annidano nello scritto di Emanuela Minucci comparso oggi su La Stampa dal titolo “Il sogno d’estate del turismo è la Juve in ritiro in centro”, sono innanzitutto di carattere amministrativo. Non bisogna farsi obnubilare dal campanile e dall’orticaria. Sia chiaro, l’articolo è tutto un coacervo di banalità, ipotesi assurde ed infondate su magiche ricadute territoriali e sudditanza giornalistica dell’organo del partito bianconero, però così facendo rischieremmo di perderci e quindi andiamo con ordine.
Nell’articolo viene chiesto all’Assessore alla Cultura e al Turismo della Città di Torino di commentare l’eventualità di un ritiro bianconero in uno degli alberghi più esclusivi della nostra città e di farlo in chiave di promozione turistica. Ora le cose sono due: o la Juventus è espressione di una compagine apolide e priva di radici territoriali oppure le parole dell’Assessore appaiono quantomeno provinciali: «Ringrazio la Juventus per questa decisione e mi auguro che si concretizzi da lunedì: per Torino si tratta di un ulteriore riconoscimento e di un’occasione a dir poco preziosa». E non pago aggiunge: «Sappiamo bene che cosa significa per una città ospitare squadre di grande livello, in questo caso si tratta addirittura dei campioni d’Italia, che preferiscono il fascino discreto e tranquillo di Torino a qualsiasi altra località». Queste parole arrivano direttamente da San Pietroburgo dove il nostro eroe è in missione per una non meglio precisata trasferta di promozione turistico-culturale in occasione della prestigiosa tournée del Regio da quelle parti (un bel viaggio premio mascherato da impegno “istituzionale”) ed in questo contesto da provinciali passano direttamente ad essere agghiaccianti. Stando alle dichiarazioni dell’Assessore quindi Torino è sul piano di una qualsiasi località montana, alla quale ha strappato l’ambito osso bianconero e non può certo farsi sfuggire un’occasione come questa per attrarre direttamente da tutta la galassia orde di tifosi che si accamperanno in Piazza San Carlo (come abbiamo evinto dalla recente Cena in Bianco nelle nostre piazze possiamo fare un po’ quello che ci pare) per, come dice la Minucci, «riuscire a immortalare la cresta di Pogba mentre fa colazione o fingersi clienti per strappare un autografo a Chiellini, sempre più che disponibile a un sorriso o a un selfie. Chissà quanti tifosi bianconeri sceglierebbero la nostra città, anche o solo per restare sulla scia della propria squadra del cuore».
Evidentemente a noi poveri mortali sfugge qualcosa che nel compendio minucciano non compare. Evidentemente la nostra mitteleuropea amministrazione ha già provveduto a implementare un servizio di navette fra il centro sportivo bianconero sito in Vinovo e il centro della nostra città, inserendo nel pacchetto ingressi calmierati in tutti i musei, facilitazioni per campeggiare (ops che cretino, Torino non ha più il campeggio…ricordate la vicenda di Villa Rey? ndr), facilitazioni in tutti i bar della zona limitrofa all’albergo della squadra, tour nei luoghi della passione bianconera, da dove Vidal si combina i capelli in quel modo alla sartoria che produce le babbucce che mette Lapo ai piedi, passando certamente per il centro medico tricologico fautore della miracolosa ricrescita della chioma di mister Antonio Conte.
O forse l’assessorato alla Cultura e al Turismo ha in mente qualcosa di ancora più ambizioso? Altro che provincialismo, forse verrà direttamente allestito un manto erboso in piazza Carlo Felice, spazzando Via i Giardini Sambuy (tanto sono solo un coacervo di disperati), per permettere ai 14 milioni di tifosi juventini, ma è una stima per difetto, di assieparsi sotto i portici per assistere alle prodezze della squadra. È già pronta una convenzione con il Break dove per altro spesso pranza l’ineffabile e giovane Presidente della simpatica compagine intergalattica, Andrea Agnelli.
Questo articolo è sconcertante, lo è per una miriade di motivi. È fondato sul nulla, trasuda un imbarazzante livello di analisi della realtà, non ha una che sia una informazione di carattere anticipatorio rispetto ad un reale piano di attrazione progettato dall’Amministrazione o dalla Juventus. Juventus che finisce per essere vittima del suo stesso sistema asservito alla “casa madre”, in questo caso il giornale di famiglia che fra una Evelina Christillin povera martire dell’estate torinese: “Un’appassionata bianconera come Evelina Christillin, da sempre molto vicina alla squadra sarebbe molto contenta di poterlo essere, anche fisicamente – lei è la presidente del Museo Egizio che quest’anno non lascerà nemmeno un minuto perché ne sta seguendo il cantiere, a due passi dall’hotel del ritiro – durante l’estate: «Se la Juve farà questa scelta saprà organizzarla al meglio: Torino è in grado di offrire ai tanti tifosi che graviterebbero attorno alla squadra, sperando magari di potere assistere anche ad un allenamento, tanto altro, con i suoi musei, la sua cultura e la sua bellezza» e una plebe in subbuglio per questa gentile concessione della società bianconera a mischiarsi con noi poveri mortali addirittura soggiornando nella modesta e abborracciata location delle ovattate sale con tanto di spa e vista panoramica su Torino del «Principi di Piemonte», compie un’ennesima impresa di pessimo giornalismo.
Questo articolo è una meravigliosa cartina al tornasole dello stato di confusione profonda in cui versa la nostra città, ci sono dei commenti di un amministratore pubblico che non farebbe nemmeno il presidente della pro loco di Sampeire. Invece di difendere il carattere e il livello raggiunti nella storia dalla città che rappresenta, Braccialarghe la sminuisce, la provincializza a tal punto da farci sentire fortunati e privilegiati per questa scelta della Juventus. Io non mi aspetto questo dalla mia amministrazione, per carità è perfettamente legittimo che la società bianconera scelga di svolgere le sue attività dove meglio crede, ma che un nostro amministratore faccia passare questa “operazione” come una manna dal cielo, ritengo sia un insulto alla storia, ai tesori, alla attrattività intrinseca e al livello culturale che la nostra città ha espresso nel corso del tempo.
Questo articolo è l’ennesima riprova del pessimo stato in cui versa l’unico quotidiano di Torino, che non riesce nemmeno in un regime monopolista a fare numeri credibili, tutto preso dalla sua nuova e avveniristica sede e dalle beghe delle alte sfere vogliose di scalare RCS. In mezzo c’è una redazione disorientata dove i pochi bravi giornalisti che tentano donchisciottescamente di tenere a galla il giornale subiscono quotidianamente l’onta di leggere accanto al proprio lavoro, obbrobri come quello che ho appena commentato.
Su quest’ultimo punto ancora molto ci sarebbe da dire, ma non è questo il contesto. Per ora può bastare così.