ZeroEuroAnche per quest’anno dovremo sopportare il piccolo grande dramma della Cena in bianco. A circa 10 giorni dall’evento il nostro direttore Dario Castelletti fa il punto sull’appuntamento più odioso ed inutile dell’estate torinese, che per il 2014 quantomeno non costerà alle tasche dei cittadini di Torino 10.000 euro come per l’edizione passata. Qui scoprirete il perché. Una vittoria nata dalla caparbietà e dalla voglia di raccontare la verità e che ha sicuramente prodotto il fatto che in nessuna delibera sia stato stanziato anche solo un euro per una manifestazione che con la cultura non ha nessuna forma di attinenza. Dario Castelletti scovò lo stanziamento della discordia e capitanò lo sdegno di grande parte della città per quello stanziamento che, seppur non enorme, risultava ancora più odioso visto il momento di grande crisi generale e delle casse della nostra amministrazione, spesso “costretta” a non finanziare eventi ben più interessanti e meritevoli.

di Dario Castelletti
Siccome vengo sollecitato da più parti, è arrivato il momento di fare il punto della situazione su questa pagliacciata. La cena in bianco è una stronzata. Lo è da ogni punto di vista. Non mi sforzo nemmeno più di spiegarne gli innumerevoli motivi, mi limito ad un elenco rapidissimo: folle idea che esista una callistocrazia sul modello dell’Italia dei Carini, truppe di falsi e ipocriti partecipanti che si “ripuliscono” per una sera salvo poi magari combinare le peggio nefandezze (anche sulle loro tavole quotidiane per altro) gli altri 364 giorni dell’anno, le ormai famose cinque E (etica, estetica, eleganza, ecologia, educazione) con i Suv parcheggiati in tripla fila fuori, le bottiglie da sciabolare, i selfie che raccontano tutto tranne che una spontanea ed improvvisa voglia di stare insieme. E mi fermo qui. Lo scorso anno attaccai fortissimamente questa manifestazione: dapprima perché mi sconvolgeva l’idea che addirittura qualche migliaio di miei concittadini si facesse così apertamente prendere per il culo, mi rattristava profondamente il fatto che in molti avessero voglia di spendere il loro denaro e il loro tempo ad imbiancarsi per qualche ora l’esistenza, partecipando alla messa in scena di una realtà inesistente, falsa ripeto, bigotta e parvenu. Però poi capii che c’era molto altro, in parole povere che si trattava di un raggiro: l’organizzatrice dai troppi cognomi aveva ottenuto dall’amico assessore con le braccia troppo larghe 10.000 euro per questo flash mob che nelle sue stesse regole, non necessitava di nessuna “struttura” o “allestimento”: la gente si traveste e si porta pure la roba da casa, tutto sia chiaro, tavoli, sedie, tovaglie, cibo, bevande, ecc ecc…(la giustificazione di quello stanziamento risiedeva sostanzialmente nel “lavoro” di “pierraggio”, parola orribile ma tipica dell’ambiente in questione, per arruolare le truppe con lo straordinario ritorno mediatico in termini di copertura stampa, per altro anche un falso articolo, e ripeto FALSO, della CNN).
L’assessore dalle braccia, e in questo caso anche dalle tasche, troppo larghe con la sua amica dai troppi cognomi vennero messi sulla graticola: il primo dalla sua stessa giunta, la seconda dalle persone che lei stessa prese per il fondo schiena, bianco s’intende.
Ora io non so quante persone andranno quest’anno (non si sa ancora la location, d’altronde è o non è un flash mob?), non so se La Stampa deciderà di dedicare nuovamente spazio a questa pagliacciata facendola passare per quello che non è come fece 12 mesi fa salvo poi fare retromarcia dopo la mia denuncia, attraverso questo social (Facebook per chi stesse leggendo direttamente dal sito della radio ndr), con tanto di delibera allagata. Non so nemmeno se l’assessore in questione abbia provato qualche piccolo sprazzo di vergogna qua e là nelle sue giornate per aver sprecato 10.000 euro in un periodo come questo.
Quello che so è che la sua amica dai tanti cognomi quest’anno non ha nemmeno provato a chiederli e questo per ora mi basta. Mi piace pensare che quei 10.000 euro siano andati a ragazzi e ragazze, uomini e donne, giovani e meno giovani che ogni giorno come me lottano per raccontare il mondo attraverso la lente dell’uguaglianza e non attraverso il fondo di una bottiglia di champagne appena sciabolata.