SCdi Dario Castelletti 
Davvero non so più cosa pensare. Diciamoci la verità: questo andazzo tutto contemporaneo per il quale ognuno può fare quello che gli pare basta che non leda gli altri e/o le proprietà altrui è molto debole. A me invece fa molto male che 11.000 persone della mia città abbiano partecipato alla Cena in Bianco e credo che il punto sia questo: la Cena in Bianco non è cultura. Il fatto che non si veda il carattere del tutto fine a se stesso e smaccatamente sul confine dell’inutilità più assoluta di una manifestazione di tal risma, mi ferisce notevolmente. L’anno scorso la mia critica era partita proprio da questo punto, scrivevo:”….in un paese che non riesce a mettere insieme neanche 4 gatti per scendere in piazza a far notare che forse (dico forse) ci sarebbero alcune cosette che non vanno, nella mia città 7.000 persone si ritrovano per la cena in bianco. Abbandono la preoccupazione sulla sanità mentale della gente e abbraccio un profondo stato di rassegnazione.”
Ora si sono pure aggiunte 4.000 persone e il mio senso di frustrazione è ancora più forte. L’unico appiglio al quale mi sto aggrappando con forza per non farmi portare via dalla corrente dello scoramento più totale, è rappresentato come sapete dal fatto che questa edizione non ha goduto di finanziamenti pubblici, ritengo anche (e magari pure soprattutto) grazie al mio lavoro di denuncia nel 2013. Però a volte purtroppo ciò che cacciamo dalla porta, quasi senza accorgercene rientra dalla finestra e con parecchi salti mortali di carattere formale ecco che l’associazione organizzatrice di questo Long Mob, riesce ad avere La Piazza Principale di Torino gratuitamente.
Perché? La farò breve e per punti, se volete recuperare tutta la discussione qui sotto c’è il podcast:
- Trattasi di Associazione con finalità sociali quindi può avere il suolo pubblico gratis e per di più nessuno paga nessun tipo di biglietto, pertanto tutto regolare.
- Allora perché sul sito della cena viene sottolineato che chi vuole finanziare la manifestazione, può farlo? Non è un modo di “aggirare l’ostacolo”? Non si intima a nessuno di donare, però se volete altre eleganti ed uniche serate come questa…
- Chi ha controllato la modalità delle eventuali donazioni? Quale soggetto super-partes? Sono state rilasciate delle ricevute? Chi e come renderà pubblici gli eventuali soldi raccolti su un non eventuale suolo pubblico?
- Da domani allora chiunque, con un’abile opera di mistificazione, può organizzarsi il ritrovo-raduno che più ritiene opportuno in Piazza San Carlo, raccogliere denaro senza che nessuno controlli un bel niente e guai se la nostra Amministrazione proverà ad opporsi. C’è un bel precedente…
- E nessuno ritiene che queste condizioni non siano un po’ troppo favorevoli per chi dichiara apertamente sul proprio sito di fare impresa nell’ambito del marketing e della comunicazione? Non si tratta di, nella migliore delle ipotesi, “concorrenza sleale addirittura favorita da un ente pubblico?
Io non metto in dubbio la buona fede di nessuno, però non amo essere preso per il deretano, per di più proprio sotto gli occhi e nel pienissimo centro della mia città. Mi opporrò sempre e con tutta la mia forza a provocazioni di questo genere che si arrogano anche il diritto di autoassegnarsi connotazioni che non hanno, soprattutto ripeto di carattere culturale e sociale. Posto purtroppo che devo abbandonarmi alla dolorosissima constatazione che più di diecimila miei concittadini ritengano invece questo evento un appuntamento irrinunciabile e non ci leggano nessun tipo di messaggio aberrante e callistocratico, chiedo ai nostri amministratori (e soprattutto a quelli che ho-abbiamo votato) quale idea di cultura abbiano in mente per la nostra città. E chiedo anche di spiegarmi cosa intendano per iniziative “sociali”, perché evidentemente io mi servo di un vocabolario diverso dal loro (Devoto-Oli ndr). Non basta il principio per il quale un amministratore deve applicare il regolamento (in questo caso del suolo pubblico) senza entrare nel merito dell’ontologia della manifestazione alla quale concederlo (in questo caso gratuitamente) perché altrimenti il male peggiore della nostra società, ovvero lo scetticismo dilagante, sarà per l’ennesima volta alimentato. E su questo punto invito veramente i nostri politici locali a riflettere: le persone vogliono ri – spo – ste (da leggersi scandendo). Non si poteva fare altrimenti? Allora c’è un vuoto normativo che la politica deve preoccuparsi di colmare e se non lo vuole fare, deve essere ben consapevole che non dovrà cadere dalla sedia quando l’ennesima forza populista – antieuropeista – anti qualsiasi cosa, si imporrà alle prossime elezioni di turno.
Abbiamo bisogno di coraggio, abbiamo bisogno di idee culturali chiare, il più condivise possibile, abbiamo bisogno di messaggi profondi e costruttivi, abbiamo bisogno di politiche sociali vere, fatte dall’inclusione e non dall’esclusione decisa da un dress code.
Regolamento rispettato o meno, ricevuta fatta agli oboli o meno, rimane un profondo senso di ingiustizia e questa volta sì che possiamo chiamarla “sociale”.
QUI IL PODCAST, con gli interventi dell’Assessore competente in materia di suolo pubblico, Ilda Curti e del Presidente della Commissione Cultura del Comune di Torino, Luca Cassiani.