Bersanidi Gianluca Gobbi
1. Il centrosinistra mi sembra l’atleta che, in vista della finale olimpica dei 100 metri, spende tutte le energie nelle batterie di qualificazione (primarie e controprimarie fratricide) e si presenta alla gara decisiva “senza fiato e senza bronco” (cit.). Il più motivato ha la testa sgombra e vince. Il Cavaliere ha cominciato la campagna elettorale nel salotto (intimo il giusto) di Barbara D’Urso su Canale 5 il 16 dicembre, a due mesi dal voto, raggiungendo il picco da Santoro. Beppe Grillo ha condotto la campagna elettorale in crescendo girando (e riempiendo) le piazze principali del Paese, fino a conquistare quella storica del Primo Maggio.
2. Il tasso di odio scaturito dalle primarie del Pd e di Sel avrebbe alimentato tutte le centrali nucleari francesi: caliamo di qualche ottava perché, se ci scanniamo con i parenti/serpenti, quando usciamo di casa abbiamo l’illusione di essere forti, poi ci rendiamo conto di aver scoccato qualche freccia di troppo contro obiettivi non così lontani da noi come sembrava.
3. Quanta arroganza, quanta supponenza, quanta vanagloria! Non è scontato che il voto debba andare alla propria formazione politica perché l’elettore possa essere considerato meritevole. Il voto bisogna conquistarselo, da qualche tornata elettorale (almeno dalle regionali del 2010) appare chiaro che tutte le rendite di posizione si siano esaurite.
4. Quando un politico perde la prima reazione è: dobbiamo tornare tra le persone e sul territorio. Bene, occorre essere consapevoli che finché non si è tra le persone e sul territorio non si sta facendo politica, ma una pratica indefinibile e salottiera che magari porta a stringere legami professionali e a migliorare la propria posizione, ma che è ben lontana dalle esigenze della collettività.
5. “Certo che se si vota Grillo…!” In quanti nel centrosinistra hanno fatto questo commento. Per quanto mi riguarda, ho visto all’opera come ospiti delle mie trasmissioni una neodeputata, Federica Daga (all’interno della rubrica Acqua Pubblica) e un neosenatore, Alberto Airola (negli spazi dedicati alle iniziative del Comitato Emergenza Cultura): non sono fanatici, ma due persone che hanno mostrato le loro qualità senza il minimo sussiego e con passione.
6. By the way, dov’è la passione all’interno del centrosinistra? Non intendo la carica di odio, invidia, gelosia, arrivismo, protagonismo…che anzi abbondano, ma quel quid che ti fa dire: sì, ti voto perché mi ascolti, mi sei vicino e mi indichi un orizzonte: ho respirato quella passione di persona in piazza Castello e via tubo catodico in piazza San Giovanni, non nei teatri con i soliti noti scelti dai leader di centrosinistra negli ultimi giorni di campagna.
7. Ha vinto chi ha saputo comunicare: per Bersani, come per la maggior parte di noi, era impresa improba lottare contro Berlusconi, un imbonitore nato, e contro Grillo, che sa scaldare la platea e ha pure il dono della battuta, però pochi di noi avrebbero scelto come slogan finale per convincere gli indecisi “mai più condoni”…Il 30 per cento di voti per Berlusconi non deve stupire: Tullio De Mauro ricorda spesso che gli analfabeti rappresentano il 23 per cento dei nostri connazionali e se si aggiungono gli analfabeti di ritorno si arriva al 47: ci siamo scordati che un italiano su due non legge nemmeno un libro all’anno? Anche volendoli considerare irrecuperabili, c’è sempre un 53 per cento di italiani che aspetta soltanto una buona ragione per dare il proprio voto.