RLMdi Salvatore Patanè
Anche noi di Radio Flash, attraverso il ricordo del nostro dj-scientifico Salvatore Patanè aka Drugo Lebowsky, vogliamo rendere omaggio alla Signora della Scienza. Nata, cresciuta e formatasi nella nostra città.
Addio Rita, il nostro premio Nobel ci ha infine lasciati.
Noi torinesi ne siamo sempre stati orgogliosi che quella simpatica, allegra e piccola vecchietta fosse nata a Torino e a Torino avesse coltivato il suo amore per la scienza e per la ricerca.
L’immagine di Rita Levi-Montalcini è sempre stata la stessa negli occhi di tutti noi, con i suoi vestiti scuri di antico stile e i capelli sospesi ad arco sulla testa, come se le forze fisiche che li tenevano insieme fossero sempre miracolosamente, anzi scientificamente, le stesse in qualsiasi condizione.
Proprio così ebbi il piacere di vederla dal vivo, durante una Lectio Magistralis presso l’ Istituto di Ricerca e Cura del Cancro di Candiolo quando ero ancora un dottorando.
Tenne una Lectio Magistralis imperniata sulla sua vita di scienziata ebrea, costretta a nascondersi e a rifugiarsi dalla persecuzione fascista e nazista. Non descrisse mai quei momenti con toni tristi, anzi si divertì a descrivere nei minimi particolari i laboratori clandestini che allestiva di volta in volta, tra una fuga e la successiva, da Torino ad Asti, da Torino a Bruxelles, da Bruxelles a Torino e da Torino a Firenze.
I ricercatori sono quasi tutti così, talmente innamorati della loro passione che nemmeno nel ricordare momenti bui sono in grado di non “godere” della loro scienza e di non metterla in primo piano. Chiaramente Rita non faceva eccezione e nelle sue parole si sentiva profondo l’amore per questa disciplina.
Ripeté molto spesso il concetto per cui lei non si sentiva un cervello eccezionale ma semplicemente una persona mediocre che si era impegnata molto, nonostante le lusinghe dell’allora direttore scientifico dell’IRCC, Paolo Comoglio.
Noi giovani ed appassionati ricercatori eravamo incantanti dalla sua forza e in quei 90 minuti di passione trovammo nuova energia per mettere ancor più impegno in quello che facevamo, sebbene fosse chiaro a tutti noi che il futuro che ci aspettava non era roseo.
Quando il suo racconto si spostò sull’avventura americana, che è coincisa con il vero successo e il salto di qualità, salì nella mia testa un senso di sconforto: già negli anni 50 l’Italia coltivava il talento e quando veniva l’ora di farlo fiorire lo regalava all’estero.
Il proseguimento del racconto fu avvincente e sentire raccontare dal vivo  di aver ricevuto comunicazione di aver vinto il Premio Nobel trascinò la platea in un grande applauso di gioia.
La Lectio Magistralis finì e noi giovani ricercatori, la maggioranza dei lavoratori dell’Istituto, eravamo tutti in attesa di vederla spuntare al bar dove era stata allestita la proiezione della sua lezione. Nell’ “Aula Cappa” di Candiolo infatti i posti erano riservati per i professori dai bianchi capelli in modo da non far venir meno il loro attaccamento alla poltrona.
Spuntò dalla porta e ci fu un tripudio di giovani ugole e lei rimase felice ma anche contrariata di aver tenuto “nascosto” dai suoi occhi il vero motore della ricerca.
Ci fece coraggio e ci disse di non demordere mai, era felice dei nostri giovani volti!
Di Rita Levi-Montalcini sentiremo sempre parlare, soprattutto il giorno in cui arriverà l’annuncio della cura dell’Alzheimer e del Parkinson e di alcuni tumori. La sua scoperta, l’NGF è un tassello fondamentale per queste malattie e il suo ruolo è stato determinante per comprendere molti meccanismi biologici in “brevissimo” tempo. Tra ricercatori si scherzava spesso dicendo che l’NGF Rita lo mangiasse a colazione con il latte dato che la sua mente è sempre stata lucida fino alla splendida età di 103 anni.
Buon meritato riposo Rita e grazie per il tuo impegno e per la tua capacità di testimoniarlo fino all’ultimo minuto.
A noi ci resta un paese che continua a non investire sulla ricerca, che spende miliardi di euro per educare delle menti che poi andranno a rendere al di fuori dei confini nazionali e che vede ai posti di comando anziani docenti e professori incollati alla propria poltrona (nota di cronaca: il direttore scientifico dell’IRCC è sempre il medesimo dal 1996!!!).
Addio Rita e Grazie.