di Dario Castelletti. Un anno duro o forse dovrei dire che è stata una stagione dura citando Nick Hornby in Fever Pich. Allora diciamo che va in archivio la stagione radiofonica 2011/2012, la terza di Flash Town, la prima di Breadcasting, la seconda della Radio coi Fiocchi, la sesta di Balon Mundial, la prima di Una Mamma, Cielo su Torino, CouscousClan, l’ennesima di Venner Cinema. In mezzo tante cose particolari: Radio Ferrante, StarWayToSydney, rEstate a Casa e moltissime altre varie ed eventuali.
Ho voluto subito citare la maggior parte delle cose che ho fatto dal settembre scorso all’altro ieri per ricordare soprattutto a me stesso che ho messo anche questa volta il cuore e tanti altri organi dietro a quel microfono. Questi tempi difficili stanno mettendo a dura prova la capacità di credere in noi stessi, spesso in questi mesi mi chiedevo se stavo facendo tutto il possibile, se stavo davvero facendo le cose per bene, se bastava insomma, qualitativamente e quantitativamente. In questo consuntivo mi rispondo di si, con decisione e senza incertezze: la crisi, lo spread, l’imu, le continue ingiustizie sociali, le assurde e miopi lotte di parte, l’incuria generale per la cosa pubblica, molta brutta gente intorno (spesso nostro malgrado), molti padroni di cani con meno cervello dei loro quadrupedi, le piste ciclabili prese come parcheggi e alcuni ciclisti che non le percorrono anche quando sembrano ciclostrade, gente che si pesta alle pompe bianche per non perdere la priorità acquisita, un sacco di scontrini richiesti (altrimenti non sarebbero stati battuti) e chiaramente molto altro che non va, hanno minato la mia voglia di fare sempre più e sempre meglio, ma solo fino ad un certo punto. Sono intervenute poi altre cose, altre priorità, che dovevano prevalere ed imporsi su tutto il resto. Ecco, credo che quello che mi porterò dietro come insegnamento è che abbiamo il dovere di fare bene il nostro lavoro, di mettere tutto di noi stessi e di non perdere mai la dimensione di “sogno” in quello che facciamo. Questi resoconti in cui si tirano le somme sono momenti nei quali si spera sempre di essere molto ispirati, di trovare le parole giuste o le chiavi di lettura più corrette per descrivere quello che si ha dentro. Nel mio caso, vi confesso, è un po’ più difficile perché si mette talmente tanto di se stessi al microfono ogni giorno, che i primi giorni post-trasmissioni sono di scarico totale. Aggiungeteci poi giornate di scorpacciate olimpiche sul divano molto dispendiose e otterete un quadro psico-fisico notevolmente compromesso. Per cui raccatto quel poco di lucidità rimasta e vi auguro di stare bene prima di tutto e poi (se qualche euro è rimasto in qualche cassetto) vi auguro anche di vedere un posto che non avete mai visto. Dal canto mio cercherò di recuperare perchè ho un vuoto dentro che sto tentando di analizzare già da questi primi giorni di “riposo”, ma che però non mi lascia affatto tranquillo. Penso che questa voragine sia stata aperta da molte, troppe discrepanze fra ciò che si fa e ciò che si ottiene, non tanto da un punto di vista di risultati (che per altro nel caso del mio lavoro sono determinati esclusivamente dal vostro gradimento) quanto nell’ottica di un netto imbarbarimento nei rapporti lavorativi. È vero che i momenti di crisi acuiscono l’ingegno, stimolano la fantasia e quant’altro, il tutto però pagando un dazio molto forte che chi sproloquia intorno alla “sfortuna” delle ultime due generazioni non ha colto mai nemmeno lontanamente: il coraggio dimostrato da chi vuole con tutto se stesso farcela, l’amore senza condizioni profuso nei confronti delle strutture per cui si lavora e la fatica sulle spalle e sull’anima, non solo non sono ricambiati ora, ma rischiano di perdersi nel generale e progressivo dissesto della società occidentale così come la conosciamo dal dopo guerra ad oggi. Pertanto probabilmente non ci ritroveremo soltanto senza la pensione, ma rischieremo di veder scomparire ciò per cui tanto abbiamo ciecamente lottato…
Mi rendo conto che questi miei ultimi pensieri non sono proprio il massimo come augurio di buone vacanze, ma quantomeno guardano dritto in faccia alla realtà. Una realtà che non mi piace e che proverò ancora a cambiare dando il mio contributo ogni giorno dai microfoni della mia radio, Radio Flash…

Ah, come sempre, fate i buoni se potete…